Sprachmelodie

Qui trovate alcuni  brani della letteratura tedesca letti magistralmente da attrici e attori professionisti. Cosi potete acquisire  una idea come “suona” la lingua, la sua melodia. Provate a ascoltare e poi imitare il piu possibile  la pronuncia,  mantenendo la velocita originale. 

 

Kafka

Franz Kafka
(1883-1924)
Brief an den Vater
Gelesen von:
Christian Brückner

Es gab glücklicherweise davon allerdings auch Ausnahmen, meistens wenn Du schweigend littest und Liebe und Güte mit ihrer Kraft alles Entgegenstehende überwand und unmittelbar ergriff. Selten war das allerdings, aber es war wunderbar. Etwa wenn ich Dich früher in heißen Sommern mittags nach dem Essen im Geschäft müde ein wenig schlafen sah, den Ellbogen auf dem Pult, oder wenn Du sonntags abgehetzt zu uns in die Sommerfrische kamst; oder wenn Du bei einer schweren Krankheit der Mutter zitternd vom Weinen Dich am Bücherkasten festhieltest; oder wenn Du während meiner letzten Krankheit leise zu mir in Ottlas Zimmer kamst, auf der Schwelle bliebst, nur den Hals strecktest, um mich im Bett zu sehn, und aus Rücksicht nur mit der Hand grüßtest. Zu solchen Zeiten legte man sich hin und weinte vor Glück und weint jetzt wieder, während man es schreibt.

Lettera al padre

Fortunatamente c’erano anche eccezioni, soprattutto quando tu soffrivi in silenzio e amore e bontà, con la loro forza, superavano ogni ostacolo e ti afferravano direttamente. Era raro, purtroppo, ma meraviglioso. Ad esempio quando, nelle estati più calde, subito dopo pranzo ti vedevo addormentato in negozio,col gomito sullo scrittoio, o quando la domenica, affaticato, venivi a goderti con noi la frescura estiva, o quando in occasione di una grave malattia della mamma ti reggevi tremante di pianto alla libreria; o quando durante la mia ultima malattia ti sei avvicinato piano piano a me, nella camera di Ottla, sei rimasto sulla sogli allungando soltanto il collo per vedermi nel letto, e per riguardo ti sei limitato a salutarmi con la mano. In tali occasioni ci si coricava e si piangeva per la felicità, e si piange anche ora mentre si scrive.

Grass

Günter Wilhelm Grass
(1927-2015)
Beim Häuten der Zwiebel
gelesen von:
Frauke Poolman

Die Erinnerung liebt das Versteckspiel der Kinder. Sie verkriecht sich. Zum Schönreden neigt sie und schmückt gerne, oft ohne Not. Sie widerspricht dem Gedächtnis, das sich pedantisch gibt und zänkisch rechthaben will. Wenn ihr mit Fragen zugesetzt wird, gleicht die Erinnerung einer Zwiebel, die, gehäutet sein möchte, damit freigelegt werden kann, was Buchstab nach Buchstab ablesbar steht: selten eindeutig, oft in Spiegelschrift oder sonstwie verrätselt. Unter der ersten, noch trocken knisternden Haut findet sich die nächste, die kaum gelöst, feucht eine dritte freigibt, unter der die vierte, fünfte warten und flüstern. Und jede weitere schwitzt zu lang gemiedene Wörter aus, auch schnörkelige Zeichen, als habe sich ein Geheimniskrämer von jung an, als die Zwiebel noch keimte, verschlüsseln wollen.

Sbucciando la cipolla

Il ricordo ama giocare a nascondino come i bambini. Si rintana. È incline all’adulazione e gli piace abbellire, spesso senza necessità. Contraddice la memoria, che si comporta con pedanteria e vuole avere litigiosamente ragione. Se viene molestato con domande, il ricordo assomiglia a una cipolla che vorrebbe essere sbucciata perché, carattere dopo carattere, possa venire allo scoperto quanto c’è di leggibile: di rado univoco, spesso in scrittura a specchio o comunque enigmaticamente confuso. Sotto la prima tunica, ancora secca e cricchiante, si trova la successiva che, appena staccata, ne libera una terza, umida, sotto alla quale una quarta, una quinta attendono e bisbigliano. E tutte quelle successive trasudano parole troppo a lungo evitate, anche disegni a ghirigori, quasi che qualcuno, volendo fare il misterioso fin da giovane, quando la cipolla era ancora in germoglio, avesse cercato di codificare se stesso.

Hesse

Hermann Karl Hesse
(1877-1962)
Glück
gelesen von :
Ulrich Pleitgen

Solang du nach dem Glücke jagst, Bist du nicht reif zum Glücklichsein,
Und wäre alles Liebste dein.
Solang du um Verlornes klagst
Und Ziele hast und rastlos bist,
Weißt du noch nicht, was Friede ist.
Erst wenn du jedem Wunsch entsagst,
Nicht Ziel mehr noch Begehren kennst,
Das Glück nicht mehr mit Namen nennst,
Dann reicht dir des Geschehens Flut
Nicht mehr ans Herz, und deine Seele ruht.

 

 

Felicità

Fin quando dai la caccia alla felicità, non sei maturo per essere felice, anche se quello che più ami è già tuo.
Fin quando ti lamenti del perduto ed hai solo mete e nessuna quiete, non conosci ancora cos’è pace.
Solo quando rinunci ad ogni desiderio e non conosci né meta né brama e non chiami per nome la felicità,
Allora le onde dell’accadere non ti raggiungono più e il tuo cuore e la tua anima hanno pace.

Bachmann

Ingeborg Bachmann
(1926-1973) Aus “Malina” zweites Kapitel:
“Glücklich mit Ivan”
gelesen von: Therese Hämer 

Da Ivan kommt, bin ich sehr rasch fertig, nur die Kopien von den Briefen liegen noch herum, und ein einziges Mal fragt Ivan, was ich denn so mache, und ich sage: Oh, nichts, ich sehe so verlegen aus, dass er lachen muβ. Briefe interessieren ihn nicht, aber ein unverfängliches Blatt, auf dem steht “Drei Mörder” und Ivan legt es wieder hin. (…) Er nimmt noch eines in die Hand und liest belustigt: TODESARTEN. Und von einem anderen Zettel liest er ab: Die ägyptische Finsternis. (….) Das gefällt mir nicht, ich habe mir schon was Ähnliches gedacht, und alle diese Bücher, die hier herumstehen in deiner Gruft, die will doch niemand, warum gibt es nur solche Bücher, es muβ auch andere geben, die müssen sein, wie EXSULTATE JUBILATE, damit man vor Freude aus der Haut fahren kann, du fährst doch so oft vor Freude aus der Haut, warum schreibst du nicht so. Dieses Elend auf den Markt tragen, es noch vermehren auf der Welt, das ist doch widerlich, alle diese Bücher sind widerwärtig.Was ist denn das für eine Obsession mit dieser Finsternis, alles ist immer traurig und die machen es noch trauriger in diesen Folianten. (…) Ja aber, sage ich eingeschüchtert. Nichts aber, sagt Ivan, und immer leiden sie gleich für die ganze Menschheit und ihre Schreiereien und denken an die Kriege und stellen sich schon neue vor, aber wenn du mit mir Kaffee trinkst oder wenn wir Wein trinken und Schach spielen, wo ist dann der Krieg und wo ist die hungernde sterbende Menschheit, und tut dir nur leid, weil du die Partie verlierst, oder weil ich einen Riesenhunger haben werde, und warum lachst du jetzt, hat die Menschheit vielleicht viel zu lachen in diesem Augenblick? Aber ich lache doch nicht, sage ich, trotzdem muss ich lachen und lasse das Ungück anderswo geschehen, weil da kein Unglück ist, wo Ivan sich mit mir zum Essen niedersetzt.

Da “Malina” secondo capitolo:
“Felice con Ivan”

Dal momento che viene Ivan io sono pronta in fretta. Solo le copie delle lettere sono ancora a giro e una sola volta Ivan domanda che cosa io ci faccia e io dico: Oh, niente! E lo dico così timidamente che lui deve ridere. Le lettere a lui non interessano bensì un innocuo foglio sul quale c’è scritto: “tre assassini” e Ivan poi lo rimette giù. (…) Ne prende ancora uno in mano e legge divertito: MODI DI MORIRE. E da un altro foglietto legge: l’oscurità egizia. (…) Non mi piace, già qualcosa di simile l’avevo immaginato, tutti questi libri che hai attorno qui nella tua tana non li vuole proprio nessuno! Perché ci sono solo libri simili? Ce ne devono essere di altri, altri come EXSULTATE JUBILATE, libri per non stare più nella pelle dalla gioia. Ingeborg A te capita così spesso di non stare più nella pelle per la gioia e perché non scrivi così? Portare sul mercato questa miseria, moltiplicare la miseria nel mondo è davvero ripugnante, tutti questi libri sono ripugnanti. Che cos’è questa ossessione con l’oscurità?E’ tutto triste e questi volumi aggiungono tristezza alla tristezza. (…) Si però –dico io intimidita- Niente però, dice Ivan, soffrono sempre per tutta l’umanità e le sue grida e pensano alle guerre e se ne immaginano già di nuove. Ma quando bevi un caffé con me o quando beviamo un vino e giochiamo a scacchi dov’è la guerra e dov’è l’umanità affamata e morente? Ti dispiace solo perché perdi la partita o perché avrò una fame da lupi. E perché adesso ridi, l’umanità ha forse qualcosa di cui ridere in questo momento? Ma io non rido! E nonostante ciò devo ridere e lasciare che l’infelicità avvenga altrove perché non c’è infelicità dove Ivan si siede a mangiare con me


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2 commenti su “Sprachmelodie”

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